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La potatura dell’ulivo, il corso

In una giornata di inizio inverno, si è svolto il corso di potatura dell’ulivo, secondo appuntamento della Scuola pratica di agroecologia Valdibella (il calendario dell’intero programma potete trovarlo QUI).

Copiosa la partecipazione e vivo interesse degli ascoltatori, catturati dalla conduzione di Teo Caronia, esperto in gestione delle colture arboree, con particolare specializzazione in potatura dell’ulivo. Insieme a un gruppo di amici, Teo gestisce il progetto permaculturale Porto di Terra, nelle Madonie, in un appezzamento di seimila mq. Teo ci ha accompagnato nella prima parte della giornata intraprendendo un percorso panoramico prima, ma sempre più dettagliato man mano, su questa meravigliosa pianta che affianca l’uomo da millenni.

L’ulivo è una pianta generosa, clemente e paziente verso l’uomo e i suoi errori, e forte, fortissima. Riesce a riprendersi dai traumi, a difendersi dalle intemperie, a resistere alle malattie e persino quando soccombe a esse riesce ad avere un ruolo benefico nell’ecosistema; oltre che a regalarci paesaggi così intensi da infondere serenità nel cuore di ciascuno.

Tuttavia, l’ulivo è un cespuglio se non viene addomesticato dall’uomo con interventi di potatura. Eseguirla con consapevolezza e soprattutto con un obiettivo chiaro da raggiungere significa avere rispetto della pianta. Che ci parla in diversi modi. Solo imparando a riconoscere i messaggi che ci trasmette attraverso il suo linguaggio, possiamo attivare quel dialogo, sempre proficuo da entrambe le parti.

Dunque, ogni potatura è diversa come diversi sono i risultati che l’allevatore vuole ottenere: di formazione, di produzione, di riforma ma anche di ringiovanimento.
Ma nel tempo la potatura è stata gestita anche in funzione degli strumenti che di epoca in epoca l’agricoltore si è trovato a usare: dalle corde, alle scale di legno, che richiedevano il vaso dicotomico sui quali appoggiarle, ai più attuali attrezzi come le aste telescopiche che fanno a meno della divisione binaria delle branche.
Potatura, quindi taglio, dunque. Già ma come? Dall’alto verso il basso o viceversa? Iniziare dai rami più piccoli o da quelli più grandi? Come gestire le cime e l’areazione tra i rami che producono? A farci da modelli per una prova pratica, gli ulivi che decorano i viali della nostra cooperativa, che ogni anno producono una modesta quantità di olive, utile all’olio di casa di un nostro lavoratore.

La seconda parte della giornata, invece, Massimiliano Solano ci ha presentato le più diffuse malattie dalle quali la pianta rischia di essere colpita. Quindi, trattamenti opportuni da eseguire e nella giusta misura, ricordando che a volte andrebbe “trattata” maggiormente l’ansia dell’agricoltore piuttosto che il parassita in sé stesso. Ma a parte l’ironia di questa battuta, bisogna sempre valutare e analizzare i costi e i benefici effettivi per ogni misura di intervento. Ecco perché in un quadro generale di analisi economica, con una formula matematica che ci ha illustrato Massimiliano, risalire al valore effettivo del prodotto finale è più facile di quello che si pensi.

L’ultima parte del seminario, curata da Rafael Bueno, invece, ci ha portato tra i campi di studio dell’Università di Palermo, dove lavora al progetto di ricerca nazionale ed europea Life Desert Adapt, diretto da Paola Quatrini e Tommaso La Mantia.
Il progetto sta applicando sul campo modelli di gestione agroecologica, contro la desertificazione. In particolare, gli studi scientifici mirano ad analizzare il beneficio che deriva dalla gestione mirata del suolo: l’apporto di sostanza organica che scaturisce dalla non lavorazione e dunque dalla crescita di piante spontanee, ma anche dalla gestione mirata delle ramaglie della potatura.

Insomma una giornata intensa e piena di nozioni da approfondire per coloro che vogliono gestire il proprio uliveto, o quello dell’azienda per cui lavorano, al meglio delle possibilità che la ricerca sul campo offre.

Questo articolo ha un commento

  1. Giornata ed iniziativa molto interessante. Tutti bravi, appassionati e coinvolgenti coloro che si sono susseguiti nelle spiegazioni. La scuola, con queste impostazioni, oltre che di formazione anche di comunità, non può che crescere ed avere ottimi risultati in futuro. L’intuito è stato premiato. Complimenti.

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